La Pietra del Diavolo

Il monte S.Elia è un luogo in provincia di Reggio Calabria, a me molto caro. E' il luogo dove da ragazzo con famiglia e parenti, trascorrevo le più belle scampagnate. Un luogo che spesso preferivo a Gambarie (una località montana nel comune di Santo Stefano d'Aspromonte, anche questo in provincia di Reggio Calabria) perché mi permetteva di ammirare da una posizione privilegiata, uno dei panorami più belli della Calabria e non solo.

Il monte S.Elia, conosciuto anche come il balcone sul mar Tirreno, ha molteplici punti panoramici. Il principale è il Belvedere Managò, che grazie ad un percorso formato da gradoni a ridosso delle pendici della montagna e ad alcune balconate con ringhiera, è possibile ammirare la costa Tirrenica, fino allo Stretto di Messina, l'Etna, le Isole Eolie.

Sulla cima del belvedere si trovano tre croci che ricordano il monte Calvario e la crocifissione di Gesù. Intorno a questo luogo bellissimo aleggia anche una leggenda che dà il titolo a questo post. La leggenda ha come protagonisti il Profeta Elia e il Diavolo. La leggenda narra, che il Profeta giunto da Enna si sia fermato su un colle per meditare e per poi fondare un monastero. Prima appunto di fondare questo monastero Elia fece un lungo periodo di penitenza e meditazione all'interno di una grotta. Un giorno ricevette visita da uno straniero molto forte, che portava sulle spalle un grosso e pesante sacco.

Lo straniero confessò ad Elia il Profeta che all'interno del sacco c'erano tante monete d'argento e che voleva dividerle con lui. Elia chiese al viandante, dove avesse trovato quelle monete e lo straniero rispose che qualcuno le aveva lasciate all'interno di un casolare e per questo voleva dividerle con lui. Elia capisce che si trattava di una tentazione, inserì le sue mani nel sacco prendendo manciate di monete, che cominciò a scagliare dalla montagna. Queste monete, cadendo e rotolando dal monte, formavano nei punti dove si fermavano, rocce di color scuro. Ciò scatenò l'ira del viandante, che palesò la sua vera identità, diventando nero come la pece, con gli occhi infuocati. Dalla schiena fuoriuscirono due enormi ali di pipistrello. La lotta fra il Demonio ed Elia lasciò i suoi segni su una grande roccia, dove ancora (secondo la leggenda) sono visibili le impronte degli zoccoli lasciati dalla Bestia.

Il Diavolo cacciato dal monte si tuffò in mare sprofondando. Ad un certo punto la superficie del mare cominciò a gorgogliare e schiumare, e gradualmente cominciò a delinearsi un'isola a forma di cono, dalla cui sommità cominciarono ad uscire lunghe lingue di fuoco e fumo, era il vulcano Stromboli con il Diavolo imprigionato al suo interno, che sputava fuoco e tuoni.

Questa roccia simboleggia l’eterna lotta tra il bene e il male.
Da secoli una leggenda popolare narra che, in questo luogo
Il Diavolo tentò invano di distogliere S. Elia il Giovane
(Enna 823 – Salonicco 903)
Dalla sua missione spirituale di edificare su questo monte un monastero.
Secondo tale leggenda, le impronte del Diavolo lasciate
sulla roccia e ancora visibili, testimoniano lo scontro
qui avvenuto tra il Santo e il demone.
Al diavolo sconfitto non restò che, secondo i patti, rifugiarsi
nel vulcano di Stromboli dove il Santo riuscì a lanciare il suo bastone.
Amministrazione Comunale di Palmi 2003

Purtroppo devo segnalare che l'ultima volta che mi recai sul posto è stato nel 2015 e mancavano tutti i riferimenti che risultano visibili dalle foto a corredo del post e che sono state eseguite nel 2004. La staccionata era distrutta ed in parte bruciata, la targa fissata sulla roccia era stata eliminata come anche il cartello di segnalazione che conduceva al luogo. Sinceramente non so dire se dovuto ad atti di vandalismo o deterioramento causato dagli agenti atmosferici, che hanno portato poi a decidere di non ripristinare gli elementi. Rimane ad ogni modo un posto bellissimo che vi consiglio di visitare, per qualunque informazione aggiuntiva potete scrivermi tranquillamente; sarò felice di fornivi (nel limite delle mie conoscenze) tutte le informazioni che desiderate.

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filippolabate
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